Il palcoscenico è scuola per scoprire se stessi e gli altri

«Ripercorrere il percorso della vita». Questo è quanto hanno potuto sperimentare gli studenti del polo formativo Collegio degli Angeli-Facchetti, che dal 20 al 24 maggio si sono esibiti in una rassegna teatrale.
Dopo le prove ai Filodrammatici, i ragazzi di tutte le 5 annate hanno partecipato alla messa in scena de “Il giro del mondo in 80 giorni” di Jules Verne: le classi prime hanno ripercorso i capitoli in Francia, Italia ed Egitto, le seconde in India, le terze in Cina e Giappone, le quarte in America e le quinte in Gran Bretagna.
Il tema predominante è stato sicuramente quello del viaggio. «Non è solo un percorso – ha dichiarato la prof. Elisabetta Locatelli – ma un’occasione di conoscenza delle culture e delle tradizioni, per apprezzare davvero la bellezza che ci circonda».
Il viaggio, per come interpretato ne “Il giro del mondo in 80 giorni”, permetterebbe quindi di “essere aperti a quello che è nuovo e di continuare a sognare viaggiando”.
Anche i ragazzi del liceo hanno potuto mettersi in gioco: le prime e le terze hanno inscenato la riadattazione di Barbablu, le seconde “Provaci ancora, Sam” di Woody Allen e “Rumors” di Neil Simon, le quarte “Risveglio di primavera” di Frank Wedekind, mentre le quinte hanno interpretato “A qualcuno piace caldo”, un’opera ispirata a Marylin Monroe e inscenata al teatro di Inzago (con raccolta fondi a favore dell’oratorio) e al Filodrammatici.
Nel teatro, a detta della prof. Marilisa Gusmini, «i ragazzi sono invitati non solo a prendere appunti, ma anche a collaborare con l’insegnante» creando un nuovo tipo di rapporto professore-studenti. «Non è solo teatro – ha spiegato, illustrando la proposta teatrale, presente già dalla prima e valida anche per il tirocinio – ma si tratta anche di imparare a lavorare su sé stessi e ad entrare nei panni dell’altro».
Il teatro “pedagogico” ha un ottimo impatto su vari aspetti della formazione: innanzitutto è multidisciplinare («i ragazzi sono così più in grado di gestire l’esposizione al pubblico»), favorisce l’ascolto, un atteggiamento in cui «oggi i ragazzi fanno molta fatica», e la riflessione sull’altro e su sé stesso, «in difesa del proprio ruolo».

